Conserve di Tartufo Nero
Le conserve di tartufo esistono per un motivo semplice: il Tuber melanosporum fresco c’è quattro mesi l’anno, da dicembre ad aprile, e la domanda dura dodici.
Fuori da quella finestra il tartufo nero si trova congelato, liofilizzato o in altri derivati, e la differenza tra un prodotto e l’altro sta nella categoria di tartufo da cui parte.
Qui sotto trova le due forme che trattiamo e da che cosa dipende quello che c’è dentro il barattolo.

Le conserve di tartufo che trattiamo
Il fresco da cui partono
Da quale tartufo nasce una conserva
Il tartufo si classifica in Extra, Prima, Seconda e pezzi. Le prime categorie vanno ai ristoranti e alla vendita in fresco; i pezzi — tartufo sano che si è spezzato — vanno agli elaborati. Lo scarto, che condivide lo scalino di prezzo, non è prodotto da cucina: torna in campo, per i nidi e l’apporto di spore, e va ai vivai, per micorrizare le piante e preparare substrati.
Non si spreca niente: ogni categoria ha la sua destinazione, ed è esattamente per questo che le categorie esistono.
Molto del tartufo che si vede al supermercato in barattolo viene dalla categoria più bassa: tartufo rotto, che ha ancora aroma ma non ha più forma.
Non è un difetto del prodotto. È il motivo per cui conviene sapere da che categoria parte una conserva prima di confrontarne due per il prezzo.
Perché il tartufo trasformato esiste
Non nasce come linea di prodotto: nasce da un movimento di prezzo. Quando sul mercato all’ingrosso il prezzo crolla, o l’annata è abbondante e la quotazione scende, al tartuficoltore vendere non conviene più e preferisce conservare quello che ha cavato.
Da lì partono le conserve. È il motivo per cui la disponibilità di un formato cambia da una stagione all’altra e non si comporta come uno scaffale sempre uguale.
La priorità, però, resta il fresco: durante la campagna il tartufo si compra e si vende fresco, e si consiglia di usarlo e di muoverlo così, perché è un prodotto molto deperibile e di stagione.
Che cosa succede al tartufo dell’ultima categoria
Il tartufo che non si vende fresco non si butta: i pezzi — tartufo sano che si è spezzato — si mettono in sacchi e nel congelatore, e da lì vanno agli elaborati.
Lo scarto, invece, non è prodotto da cucina. Quando la qualità sporale lo consente serve per i nidi e l’apporto di spore nelle tartufaie, e va ai vivai, per micorrizare le piante e preparare substrati con spore: se ne occupano imprese specializzate del settore.
Del trasformato destinato al consumo si occupano le confezionatrici, che è l’anello della filiera che fa quel lavoro. Nel settore i trasformatori commercializzano il congelato intero, a pezzi o laminato, e il liofilizzato per salse, oli ed elaborati.
Congelare è la strada principale, perché permette di continuare a commercializzare e a consumare il tartufo per il resto dell’anno.
L’altro destino: nidi e apporto di spore
Non tutto il tartufo che non si vende fresco va in cucina. Se ha buona qualità sporale, serve a fare nidi e apporto di spore nelle piantagioni: un lavoro di tartuficoltura vero e proprio.
Se ne occupano imprese specializzate del settore, e i vivai, che con quelle spore micorrizano le piante e preparano substrati.
Affettare e disidratare il tartufo si fa soprattutto per questo, non per il piatto. È la parte della filiera che quasi nessuno racconta.
Quale conserva scegliere, e per quale piatto
Dipende da quello che il tartufo deve fare in cucina: farsi vedere, farsi sentire o aromatizzare in volume.
- Grattugiare su un piatto caldo fuori stagione: tartufo congelato, usato ancora surgelato.
- Aromatizzare una salsa, un burro o una preparazione in volume: tartufo liofilizzato.
- Vederlo intero nel piatto: nessuna conserva. Serve il fresco, da dicembre ad aprile.
Le conserve di tartufo profumano come il fresco?
No. Ogni trasformazione perde parte dell’aroma. Il congelato, usato ancora surgelato in cottura, è quello che si avvicina di più; il liofilizzato serve per aromatizzare, non per sostituire un tubero intero.
Perché un barattolo di tartufo costa così poco?
Perché spesso parte dalla categoria più bassa, tartufo rotto o di scarto, e a volte da specie diverse dal Tuber melanosporum. Se la categoria e la specie non sono dichiarate, il prezzo dice poco.
Chieda che cosa c’è disponibile in conserva
Ci dica il formato che le serve e per quale uso. Le rispondiamo con quello che c’è davvero e con la categoria da cui parte.
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