Tartufaia Coltivata: Tempi, Resa e Investimento
Una tartufaia coltivata la progetta e la mette a dimora il nostro produttore, con alberi micorrizati con Tuber melanosporum, e con un preventivo per i suoi ettari.
Non si progetta per essere bella. Come dice la maestra del nostro produttore: siamo qui per tirare fuori chili.
Qui sotto trova i numeri con cui lui ragiona: anni, chili per ettaro, investimento, sesto d’impianto e i motivi per cui alcune tartufaie non producono nulla.
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Prima e dopo l’impianto
Come si fa e come si coltiva una tartufaia
In quanti anni produce una tartufaia coltivata
È la domanda che tutti fanno, e il produttore risponde senza arrotondare.
- Primi tartufi, in quantità simbolica: a 5-6 anni, se tutto è fatto bene.
- Produzione commerciale: a 8-10 anni.
- Si comincia a guadagnare: a 10-12 anni.
- Massimo: tra i 12 e i 18-20 anni.
- La pianta produce fino a circa 30 anni.
Quanti chili per ettaro
Gli impianti si progettano per il massimo, con un obiettivo di progetto di 200-250 chili per ettaro. È un obiettivo di progetto: non lo promettiamo.
Nella pratica il produttore considera ideali 50 chili per ettaro, e già buono un impianto che ne dà 20.
Quante piante e a che sesto d’impianto
Il numero di partenza è di 300 piante per ettaro, ma il sesto d’impianto ideale non esiste: va adattato al progetto. Prima di piantare bisogna sapere che distanza tenere fra le piante sulla fila e fra una fila e l’altra, e dipende da sei cose:
- L’albero ospite: rovere e leccio non si gestiscono allo stesso modo.
- L’acqua disponibile: più piante fanno più ombra, ma chiedono più acqua.
- L’orientamento delle piante e l’insolazione che ricevono.
- Lo spazio della parcella: sui terreni piccoli si usano sesti più stretti, come si fa molto in Francia, cercando una produzione più precoce e più abbondante.
- L’investimento e la redditività che si insegue.
- I requisiti dell’amministrazione: quando l’impianto passa da un contributo, il bando impone spesso il sesto e anche le date di messa a dimora.
Le distanze che il progetto deve rispettare
Nel conto delle piante entrano le distanze minime obbligatorie dai fondi confinanti, da strade e strade poderali, da altre infrastrutture vicine e dai corsi d’acqua, dove la distanza la impone l’autorità di bacino.
E poi c’è il lavoro dei vent’anni successivi: il sesto si disegna per far passare le lavorazioni di mantenimento, la cerca con il cane e la meccanizzazione. Un metro risparmiato sulla carta si paga in ore di campo.
Che cosa costa impiantare una tartufaia
L’esempio del produttore: dieci ettari, con terra e macchine già proprie, costano intorno ai 200.000 euro, e i materiali sono rincarati molto.
Il conto parte dalle piante per ettaro e dal resto delle lavorazioni: recinzione, lavori con il trattore, messa a dimora, impianto di irrigazione.
Perché alcune tartufaie non producono nulla
Nel settore manca professionalizzazione: molti mettono le piante «come capita» e poi scoprono che un dettaglio trascurato ha annullato tutto.
Quando la pianta non era quella dichiarata, il produttore riassume in quattro quadri quello che si vede dopo anni:
- Tartufaie senza pianelli e senza produzione.
- Tartufaie con i pianelli e senza produzione.
- Tartufaie che producono un’altra specie: Tuber brumale — il contaminante più pericoloso — o Tuber aestivum.
- Piante che muoiono.
Quando si mette a dimora
La stagione migliore è l’autunno, ottobre e novembre, con il terreno in tempera: né fradicio né troppo asciutto. Così la pianta fa radice durante l’inverno e la primavera e non arriva scoperta alla prima estate.
In pieno inverno non si pianta, per il rischio di gelate estreme e prolungate. In primavera si può, e si è fatto molto, ma solo dove primavere ed estati sono fresche e umide, con irrigazioni di soccorso il primo anno.
Programmare con temperature stabili e prima delle piogge continuate fa risparmiare le prime irrigazioni. Ed è il motivo per cui le piante si ordinano con mesi di anticipo: la campagna d’autunno si prenota in primavera.
Il calendario dei lavori, mese dopo mese
La potatura si fa in primavera e non è una potatura qualunque: bisogna sapere quale ramo, quando, dove e perché. La sarchiatura si fa in autunno.
La tartufaia si lavora tutto l’anno, anche se il tartufo si raccoglie quattro mesi.
Una tartufaia coltivata è redditizia?
Non c’è una risposta unica, e il produttore lo dice così. Dipende dal terreno, dall’acqua, dalla gestione e da vent’anni di lavoro. I numeri di questa pagina sono la base per farsi i conti.
Si può fare tartufaia dove non c’è mai stata?
Vent’anni fa era impensabile in certe zone della Spagna; oggi ci sono impianti di dodici anni che producono. La risposta del produttore: «direi di sì, ma con molta complessità». Prima si analizza il terreno.
Qual è il sesto d’impianto giusto?
Il produttore è categorico: il sesto ideale non esiste. Si parte da circa 300 piante per ettaro e si adatta ad albero ospite, acqua, orientamento, spazio, investimento e, quando c’è un contributo, a quello che impone il bando.
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Ettari, zona e se ha acqua. Le rispondiamo con quello che serve per partire e con un preventivo. Se punta alla messa a dimora del prossimo autunno, la pianta si prenota adesso.
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