Piante da Tartufo per Tartufaia
Compra le piante da tartufo direttamente dal produttore: piante giovani di leccio e di roverella, con le radici già micorrizate con il Tuber melanosporum e pronte da mettere a dimora nella campagna d’autunno.
La pianta è l’unica cosa che non si può correggere dopo. Un terreno si ammenda, un impianto di irrigazione si rifà; una pianta micorrizata male produce zero per vent’anni.
E la tartuficoltura, dice il nostro produttore, è un settore molto ermetico, molto chiuso: conta da chi compra. Qui sotto trova come si sceglie il vivaio, come si analizza la pianta prima di piantarla e che cosa succede se il lotto non passa il controllo.
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Le piante da tartufo, una per una

Piante da Tartufo Micorrizate
Che cos’è la simbiosi tra fungo e pianta, detta da chi la coltiva.

Piante da Tartufo Nero (Tuber melanosporum)
La pianta per il tartufo nero pregiato e i suoi tempi di produzione.

Piante da Tartufo Scorzone (Tuber aestivum)
La pianta per il tartufo estivo, con la sua stagione.

Vendita Piante da Tartufo
Come si sceglie il vivaio e che cosa chiedere prima di comprare.

Prezzo Piante da Tartufo: da Che Cosa Dipende
Da che cosa dipende il prezzo di una pianta micorrizata.
Che cosa viene dopo la pianta
Un settore chiuso: conta da chi compra
Il nostro produttore lo dice senza giri di parole: la tartuficoltura è un settore molto ermetico, molto chiuso, ed è importante conoscere chi le vende la pianta. Un vivaio non è un pezzo di terra con quattro vasi.
Quello che guarda prima di ordinare un lotto è l’esperienza, la professionalità e la responsabilità del vivaio. Poi la qualità forestale e micorrizica della pianta, che sono le due cose che un’analisi può dimostrare.
Il resto è esperienza sua e delle persone più vicine. Lui ha girato vivai per anni e ne usa due.
L’analisi della pianta la commissiona il compratore, non il vivaio
I vivai per legge devono rispettare un protocollo, ma il controllo che decide davvero è un altro: il tartuficoltore fa analizzare la pianta per conto suo, in un laboratorio esterno specializzato in tartuficoltura. Il nostro produttore lo fa sempre, su ogni lotto che compra.
L’analisi costa intorno ai 65 euro per pianta analizzata e le piante da analizzare sono almeno cinque. Il numero cresce con l’ordine: per un impianto di 1.000 piante se ne analizzano una dozzina, e il costo si spalma come costo medio per pianta.
Il referto che torna dal laboratorio ha sei punti:
- Percentuale di radici micorrizate dal fungo del tartufo.
- Numero totale di apici micorrizati.
- Percentuale di radici micorrizate da altri funghi micorrizici contaminanti.
- Specie contaminanti presenti e grado di pericolosità.
- Qualità morfologica e sanitaria della parte aerea e dell’apparato radicale.
- Conclusioni e raccomandazioni.
Quale percentuale di micorrizazione cercare
I protocolli attuali chiedono una media minima del 33 % di micorrize di Tuber melanosporum. Sopra il 33 % la pianta è in regola; oltre il 55 % si può parlare di una buona pianta, e l’ideale sta fra il 55 e il 70 %.
La percentuale però non basta. Si chiede anche che le micorrize contaminanti generiche siano poche — nessuna, meglio — e che non ci siano micorrize di altri Tuber: sono quelle che mettono a rischio l’impianto intero.
Se il lotto non passa il controllo, si restituisce intero
Quando l’analisi certifica che un lotto non è idoneo alla messa a dimora, il nostro produttore restituisce il lotto completo al vivaio allegando il referto, e il vivaio glielo cambia con un altro simile che superi il controllo di qualità, senza alcun costo aggiuntivo.
Il punto è che quell’accordo si chiude prima di ordinare la pianta, non dopo averla ricevuta. E con il laboratorio si conferma prima di partire che il suo sostegno c’è qualunque sia il risultato.
È la parte che chi arriva nuovo nel settore non sa negoziare, ed è il motivo per ordinare la pianta attraverso chi la negozia ogni anno.
Che cosa esigere alla consegna del lotto
La pianta si controlla il giorno in cui arriva, prima di finire nella buca. Dopo non c’è più a chi reclamare.
La qualità forestale in Spagna è regolata dal Real Decreto 289/2003, la norma che fissa la qualità delle piante di vivaio. Chiede questo, ed è una buona lista di controllo anche per un lotto che arriva in Italia:
- Piante senza ferite e senza calli multipli.
- Apparato radicale formato, senza radici secche o avvolte nel vaso.
- Nessun segno di malattia o di cattivo stato.
- Nessuno squilibrio fra la parte aerea e l’apparato radicale.
- Dimensioni adeguate all’età della pianta.
- Lotto identificato e specie del fungo dichiarata per iscritto: Tuber melanosporum.
Quante piante per tartufaia e a che sesto d’impianto
La densità di riferimento del nostro produttore è di 300 piante per ettaro. Per 40 ettari fanno 12.000 piante: è la sua stessa aritmetica.
Ma la densità non è una costante. Non esiste il sesto d’impianto ideale: va adattato al progetto, e prima di ordinare la pianta bisogna decidere che distanza tenere fra le piante sulla fila e fra una fila e l’altra. Dipende da sei cose:
- L’albero ospite: la gestione di un rovere e quella di un leccio non sono uguali.
- L’acqua disponibile: più piante fanno più ombra, ma chiedono più acqua.
- L’orientamento delle piante e l’insolazione che ricevono.
- Lo spazio disponibile: sulle parcelle piccole si usano sesti più stretti, cosa molto praticata in Francia, cercando una produzione più precoce e più abbondante.
- L’investimento e la redditività che si insegue.
- I requisiti dell’amministrazione: se l’impianto va a contributo, il bando impone spesso il sesto.
Le distanze minime che condizionano il progetto
Nel conto delle piante entrano anche le distanze minime obbligatorie: dai fondi confinanti, da strade e strade poderali, da altre infrastrutture vicine e dai corsi d’acqua, dove la distanza la impone l’autorità di bacino.
E poi c’è il lavoro futuro. Il sesto si disegna anche per far passare le lavorazioni di mantenimento, la cerca con il cane e la meccanizzazione: quello che non si prevede sulla carta si paga per vent’anni in ore.
Quando si mette a dimora, e quando si ordina
La stagione migliore è l’autunno, nei mesi di ottobre e novembre. La pianta ha davanti l’inverno e la primavera per fare radice e non arriva alla prima estate con l’apparato radicale corto.
In pieno inverno non si pianta, per il rischio di gelate estreme e prolungate. In primavera si può, e si è fatto molto, ma il produttore lo consiglia solo dove primavere ed estati sono fresche e umide, con irrigazioni di soccorso il primo anno ed evitando le gelate tardive.
Il terreno non deve essere né fradicio né troppo asciutto: si cerca il terreno in tempera. Se si programma la messa a dimora con temperature stabili e prima delle piogge continuate, le prime irrigazioni di soccorso si risparmiano.
Per questo la pianta si ordina con anticipo: il vivaio la produce con anni di margine e la campagna d’autunno si prenota, non si improvvisa.
Quanto tempo passa prima del primo tartufo
Se tutto si fa bene, i primi tartufi arrivano a 5-6 anni in quantità simbolica. La produzione commerciale comincia a 8-10 anni e si inizia a guadagnare a 10-12.
Il massimo cade tra i 12 e i 18-20 anni, e la pianta produce fino a circa 30. È un investimento a lungo termine, e il produttore lo dice così.
Le piante da tartufo si comprano già micorrizate?
Sì. La micorrizazione si fa in vivaio, prima della vendita. Quello che va verificato è che sia avvenuta davvero e con la specie giusta: per questo il compratore fa analizzare il lotto in un laboratorio esterno prima di piantarlo.
Quando si mettono a dimora?
In autunno, nei mesi di ottobre e novembre. La primavera è possibile solo dove primavere ed estati sono fresche e umide, e chiede irrigazioni di soccorso il primo anno. In pieno inverno non si pianta.
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Ci dica ettari, terreno e per quale campagna vuole mettere a dimora. Le rispondiamo con il numero di piante, la specie di tartufo e un preventivo. Le piante si prenotano con anticipo.
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