Quali Sono le Piante da Tartufo
Quali sono le piante da tartufo è la prima domanda di chi vuole impiantare, e la risposta ha due parti: quale albero, e con quale fungo nelle radici.
Il produttore con cui lavoriamo la riduce a una frase: lecci, roveri e roverelle sono le migliori opzioni. Il resto sono alberi che il tartufo lo fanno, ma a un prezzo.
Alla fine trova la pagina dove si scelgono e si chiedono le piante.
Piante da Tartufo per Tartufaia
Una pianta da tartufo è un albero più un fungo
Una pianta da tartufo è un albero comune con una differenza invisibile: le radici vivono in simbiosi con un fungo del genere Tuber.
Il produttore la spiega senza manuale: il fungo e la pianta si scambiano alimento, e se alla pianta manca, non ne passa al fungo. Per questo la specie dell’albero conta, ma conta di più che la simbiosi ci sia davvero.
Le querce, cioè le migliori opzioni
Il tartufo nero si associa soprattutto al genere Quercus. Per un impianto che deve produrre, dice il produttore, conviene restare lì: lecci, roveri e roverelle.
- Leccio (Quercus ilex): la specie più diffusa nelle tartufaie di tartufo nero. Regge il freddo senza danni significativi fino a −15, −20, perfino −25 °C, e serve, perché il tartufo nero cresce dove gli inverni sono molto freddi. Si pota bene, più facilmente delle altre querce, e resiste meglio ai funghi che colonizzano l’albero e possono spostare il tartufo nero.
- Roverella quejigo (Quercus faginea): apparato radicale potente ed esteso, molto resistente al freddo e alle gelate — si trova a quote più alte del leccio — e a suo agio sui terreni argillosi, frequenti nelle zone produttrici. In Italia la quercia da tartufaia più comune è la roverella, Quercus pubescens.
- Quercia coccifera (Quercus coccifera): zona termofila e poca acqua, un’alternativa dove l’acqua manca. Ma cresce lentissima, «come un leccio rachitico», le potature sono complicate e sotto una chioma bassa il cane lavora male. Se ne pianta poca.
Il nocciolo: perché si pianta e perché non lo consigliamo
Il nocciolo (Corylus avellana) ha un apparato radicale molto trazzante, che si sviluppa in fretta: cresce naturalmente in forre, valloni umidi e zone fresche. Proprio per quella radice produce tartufi prima delle querce, e in certe zone di tradizione corilicola si è piantato come coltura complementare, due raccolti sullo stesso campo.
I due problemi arrivano dopo. Il primo è il decadimento prematuro della produzione: entra presto e cala presto. Il secondo è più serio: è molto più facile da micorrizare da parte di funghi ipogei contaminanti.
Il Tuber brumale, che il produttore chiama il contaminante più pericoloso, si osserva spesso nelle tartufaie associato ai noccioli, sia in bosco sia in impianto. E non resta sull’albero: può colonizzare la parcella e spostare il tartufo nero. Se l’obiettivo è produrre melanosporum, il nocciolo non è una scelta consigliabile.
Come si sceglie fra leccio, roverella e coccifera
Dalla parcella, non dal catalogo. Prima di qualunque lavoro o investimento il produttore valuta la localizzazione e, da lì, il clima, il tipo di suolo e la disponibilità d’acqua per irrigare. Poi si decide la specie.
Un suolo argilloso e una quota alta chiedono la quejigo; un inverno molto rigido e una gestione più semplice indicano il leccio; una zona calda e senza acqua fa considerare la coccifera, sapendo che il cane e le potature ne pagheranno il prezzo.
La quejigo ha anche un difetto da mettere in conto: ramifica molto e tende a crescere in altezza, quindi serve la capitozzatura fin dall’inizio e le potature restano più complesse di quelle del leccio.
Le piante da tartufo per lo scorzone
Lo scorzone è il Tuber aestivum, il tartufo estivo: un’altra specie di fungo, con stagione dalla primavera all’autunno e aroma più tenue. Si micorrizza sugli stessi generi di albero, con il fungo diverso nelle radici.
La parte che non si vede: il fungo giusto
Due piante di leccio in vaso sembrano identiche. Una porta Tuber melanosporum nelle radici, l’altra un contaminante o nulla. A occhio non si distingue.
La verifica si fa in laboratorio, e il controllo che conta lo commissiona il compratore, non il vivaio: il produttore manda ad analizzare ogni lotto a un laboratorio esterno specializzato. Costa intorno ai 65 euro per pianta analizzata, con un minimo di cinque piante.
Il referto ha sei punti: percentuale di radici micorrizate dal fungo del tartufo, numero totale di apici micorrizati, percentuale di radici micorrizate da altri funghi contaminanti, specie contaminanti e grado di pericolosità, qualità morfologica e sanitaria di parte aerea e radice, conclusioni e raccomandazioni.
Le soglie: minimo 33 % di Tuber melanosporum, ideale fra il 55 e il 70 %, poche micorrize contaminanti generiche e nessuna di altri Tuber.
Chi produce le piante da tartufo
La tartuficoltura è un settore molto ermetico, molto chiuso, dice il produttore, ed è importante conoscere chi le vende la pianta: esperienza, professionalità e responsabilità del vivaio, prima di tutto.
Poi si guarda la pianta, e si guardano due cose: la qualità forestale — sana, equilibrata, indurita, senza deformazioni — e la qualità micorrizica, quella del referto. La differenza fra un vivaio e l’altro non è l’albero: è quello che il referto dimostra.
Quante piante da tartufo servono per ettaro
La densità di riferimento del produttore è di 300 piante per ettaro. Per 40 ettari, 12.000 piante. Il sesto d’impianto ideale però non esiste: si adatta al progetto, e da lì si costruisce il preventivo — ettari, specie di albero, specie di tartufo e campagna di messa a dimora.
Per passare dall’articolo alla pianta:
- Piante da Tartufo per Tartufaia
- Piante da Tartufo Micorrizate
- Piante da Tartufo Nero (Tuber melanosporum)
- Piante da Tartufo Scorzone (Tuber aestivum)
Qual è la pianta da tartufo più usata?
Il leccio: è la specie più diffusa nelle tartufaie di tartufo nero, regge inverni fino a −25 °C, si pota più facilmente delle altre querce e resiste meglio ai funghi contaminanti. Ma la scelta finale dipende dalla parcella.
Il nocciolo va bene per fare tartufi?
Produce prima delle querce, però la produzione decade presto ed è molto più esposto ai funghi ipogei contaminanti: sui noccioli si osserva spesso il Tuber brumale, il contaminante più pericoloso, che può arrivare a spostare il tartufo nero dalla parcella. Il produttore consiglia le querce.
Posso micorrizare un albero che ho già?
La micorrizazione si fa in vivaio, su piante giovani, con controllo di laboratorio. Un albero adulto in campo non si micorrizza con lo stesso risultato.
Dalla lista alla pianta
Nella pagina delle piante da tartufo trova come si sceglie il vivaio, come si analizza il lotto e come chiedere un preventivo per i suoi ettari.
Piante da Tartufo per Tartufaia