Piante da Tartufo Nero (Tuber melanosporum)

Le piante da tartufo nero le forniamo direttamente dal produttore: querce micorrizate con Tuber melanosporum, la specie che vale di più al chilo e che chiede più anni.

Scegliere il nero significa accettare un impianto a lungo termine, con tempi e rese che il nostro produttore descrive senza abbellimenti.

Qui sotto ci sono quei numeri, e con quali alberi si lavora.

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Piante da tartufo nero: giovani querce micorrizate con Tuber melanosporum in vivaio

Con quali alberi si micorrizza il tartufo nero

Il tartufo nero si associa soprattutto alle querce, al genere Quercus. Il produttore è netto: per un impianto che deve produrre, lecci, roveri e roverelle sono le migliori opzioni.

Il leccio è la specie più diffusa nelle tartufaie di tartufo nero. Regge il freddo senza danni significativi fino a −15, −20, perfino −25 °C, e questo conta, perché il tartufo nero cresce in zone con inverni molto freddi. Si pota bene, più facilmente di altre querce, e resiste meglio delle altre alla colonizzazione da parte dei funghi che spostano il tartufo nero.

La roverella quejigo, Quercus faginea, è la seconda specie che il produttore mette allo stesso livello: apparato radicale potente ed esteso, molto resistente al freddo e alle gelate — si trova a quote più alte del leccio — e si adatta bene ai terreni argillosi, frequenti nelle zone produttrici. In Italia la quercia da tartufaia più comune è la roverella, Quercus pubescens.

Le differenze che si pagano in potatura

La quejigo ha due difetti da mettere in conto. È un po’ più esposta del leccio alla contaminazione da altri funghi ipogei, e ramifica molto, con la tendenza a crescere in altezza: serve la capitozzatura fin dall’inizio, e le potature restano più complesse.

La quercia coccifera (Quercus coccifera) è un’alternativa per zone termofile e con poca acqua, ma cresce lentissima, «come un leccio rachitico»: potature complicate e cane che lavora male sotto una chioma bassa. Non se ne pianta molta.

Il nocciolo produce prima delle querce, però va detto tutto: la produzione decade presto ed è molto più facile da micorrizare da parte di funghi ipogei contaminanti. Il Tuber brumale, il contaminante più pericoloso, si osserva spesso nelle tartufaie associato ai noccioli. Per il tartufo nero non lo consigliamo.

Gli anni, uno per uno

Il tartufo nero è l’investimento agricolo con il calendario più lungo, e il produttore lo dice così.

Quanto rende un ettaro piantato a tartufo nero

Gli impianti si progettano per rendere il più possibile, con un obiettivo di progetto di 200-250 chili per ettaro. È un obiettivo di progetto, non una promessa.

Nella pratica il produttore chiama ideale 50 chili per ettaro, e considera già buono un impianto che ne dà 20.

Quante piante e a che sesto d’impianto

La densità di riferimento è di 300 piante per ettaro, ma il sesto ideale non esiste: si adatta al progetto. Lo decidono l’albero ospite, l’acqua disponibile, l’orientamento e l’insolazione, lo spazio della parcella, l’investimento e — se c’è un contributo — quello che impone il bando.

Vanno rispettate anche le distanze minime dai fondi confinanti, da strade e strade poderali, da altre infrastrutture e dai corsi d’acqua, e va lasciato passaggio per il mantenimento, la cerca e la meccanizzazione.

La simbiosi regge finché la pianta sta bene: il fungo e la pianta si scambiano alimento, e se alla pianta manca, non ne passa al fungo. Un impianto di tartufo nero si gestisce per vent’anni, non si pianta e si aspetta.

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Meglio tartufo nero o scorzone per una tartufaia?

Sono due prodotti diversi. Il nero vale molto di più al chilo e ha tempi lunghi; lo scorzone ha una stagione estiva e un aroma più tenue. Dipende da che cosa vuole vendere e a chi.

Il nocciolo va bene per il tartufo nero?

Produce prima delle querce, ma la produzione decade presto ed è molto più esposto ai funghi contaminanti: sui noccioli si osserva spesso il Tuber brumale, il contaminante più pericoloso, che può arrivare a spostare il tartufo nero dalla parcella. Il produttore consiglia le querce.

Si può piantare tartufo nero dove non c’è mai stato?

Il produttore risponde «direi di sì, ma con molta complessità». Vent’anni fa era impensabile in certe zone della Spagna e oggi ci sono impianti che producono. Prima si studia il terreno.

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